Le donne di conforto: per sempre nell’ombra? Una storia che molti non raccontano


Background storico, chi sono le “comfort women”?


Le donne di conforto, o comfort women in inglese, sono le donne e le ragazze costrette in schiavitù sessuale dall'esercito imperiale giapponese, nei paesi e territori occupati, prima e durante la Seconda guerra mondiale.



Il termine "donne di conforto" è una traduzione del termine giapponese ianfu (慰 安 婦), un eufemismo per "prostitute". Si stima che il numero di donne coinvolte, riferendosi alle prove storiche, sia tra le 50.000-200.000; i numeri esatti sono ancora oggetto di ricerca e discussione, purtroppo non vi sono documenti con dati completi da utilizzare per essere precisi. Pertanto, i numeri riportati sono delle stime fatte dagli storici.

Le violenze avvenivano in luoghi chiamati "stazione di conforto", la maggior parte delle quali vennero costruite in Cina, Giappone e Thailandia sotto ordine dell’esercito militare giapponese. La storiografia nipponica afferma che questa scelta di costruire le stazioni di conforto aveva il fine di ridurre “gli stupri di guerra”.


La realtà dei fatti


Secondo la professoressa Yoshiko Nozaki, la maggior parte delle comfort women proveniva dalla Corea e dalla Cina. Nel 1997, lo storico Bruce Cumings, scrisse che il Giappone aveva assunto alcuni uomini coreani, i quali aiutavano a reclutare le vittime, in cambio di una ricompensa. Egli ha dichiarato inoltre, che le ragazze e donne reclutate si aggirarono tra le 100.000 e 200.000; è importante puntualizzare come molte di queste siano state rapite, mentre altre siano state soggiogate con la promessa di un lavoro ben pagato.

Come dichiarato dalla testimonianza, una ragazza in una stazione di conforto poteva avere 40 rapporti sessuali non consensuali con 40 diversi soldati giapponesi. Le ragazze venivano assegnate in una stanza specifica, con un numero su essa, e di fronte vi era una coda di soldati che aspettavano il proprio turno. Questo tipo di attività sessuale aveva portato i giapponesi non solo ad abusare sessualmente di quelle donne, ma ad aggredirle psicologicamente e fisicamente.

Come riportato dalla testimonianza di 이상옥 (Lee Sang Ok), 리경생 (Ree Kyong Seng) e 정옥순(Chang Ok Sun) raccolte da Ito Takashi, spesso le donne venivano utilizzate per sfogare la frustrazione dei soldati, i quali le picchiavano e drogavano ripetutamente. Negli scenari peggiori, ma non troppo rari, le vittime venivano mutilate e tatuate su tutto il corpo, con evidente furia morbosa in aree quali il seno, l'inguine e la bocca.

Vorrei però concentrarmi su una tortura che mi ha particolarmente traumatizzata come donna. Dopo tutti gli abusi sessuali subiti, poteva capitare qualche gravidanza. Per superare questo "problema” i giapponesi erano soliti eseguire, attraverso tecniche e strumenti rudimentali, operazioni chirurgiche come la rimozione del feto in gravidanza avanzata, e la rimozione delle ovaie. Questi interventi implicavano che le vittime venissero lasciate in situazioni di gravi insufficienze ormonali, sfregiate ed in menopausa: non più in grado di avere figli.


Perché all’ombra?


Come ha fatto il caso storico delle comfort women a restare nascosto per tutto questo tempo? Secondo Mikyoung Kim, gli Alleati erano consapevoli di questa realtà, ma la situazione sociopolitica non ha permesso di denunciare pienamente il crimine.


Se siamo a conoscenza di questo fatto storico con questi dettagli, lo dobbiamo solo al coraggio di alcune donne che hanno dato voce anche alle sorelle che non erano più qui per "urlare".

Prima tra tutte bisogna ricordare Kim Hak Sun 김학순 (1924-1997), la prima donna, nel 1991, in Corea a farsi avanti pubblicamente e testimoniare la sua esperienza come una donna di conforto militare giapponese. La sua testimonianza è lunga, pertanto, ho deciso di riportarne un pezzo: "Ho cercato di scappare, ma sono stata catturata e violentata in lacrime. Avevo diciassette anni allora."

Kim Hank Sun fu solo la prima di quelle che sarebbero diventate centinaia di donne dalla Corea, dalla Cina, da Taiwan, dalle Filippine, dall’Indonesia e dai Paesi Bassi, che si fecero avanti per raccontare le loro storie di asservimento all'esercito imperiale giapponese.


Fortin, Jacey (November 25, 2017). "'Comfort Women' Statue in San Francisco Leads a Japanese City to Cut Ties". The New York Times. Archived from the original on January 23, 2018. Retrieved January 20, 2018. https://www.nytimes.com/2017/11/25/world/asia/comfort-women-statue.html

Conclusione

Un medico dell'esercito giapponese, Asō Tetsuo, testimoniò che le "donne di conforto" erano viste come "munizioni femminili" e come "bagni pubblici", letteralmente solo cose da usare e di cui abusare.


Questa testimonianza, così come questo crimine di guerra, sono uno degli avvenimenti che più ci fa render conto di quanto siamo ben lontani da raggiungere la parità di genere, e di come le donne siano state abusate in quanto essere inferiore, discriminate perché donne e perché non giapponesi.


Per evitare che questi avvenimenti ricapitino, dovremmo educare all’uguaglianza: tutti quanti dovremmo essere femministi. Io, personalmente, lo sono, e tu?







Approfondimenti


“Korea under Japanese Rule.” Encyclopædia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.

Y. Nozaki, The “Comfort Women” Controversy: History and Testimony, The Asia-Pacific Journal, Japan Focus, 6 Jul 2005.

B. Cumings, Korea's Place in the Sun: A Modern History. New York: Norton, 1997.

Sang-hun, Choe. “Japan and South Korea Settle Dispute Over Wartime 'Comfort Women'.” The New York Times, The New York Times, 28 Dec. 2015.

Yohei Kono, Statement by the Chief Cabinet Secretary Yohei Kono on the result of the study on the issue of "comfort women", su mofa.go.jp, Ministero degli Affari Esteri del Giappone, 4 agosto 1993.

Fortin, Jacey (November 25, 2017). "'Comfort Women' Statue in San Francisco Leads a Japanese City to Cut Ties". The New York Times. Archived from the original on January 23, 2018. Retrieved January 20, 2018. https://www.nytimes.com/2017/11/25/world/asia/comfort-women-statue.html



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