Possiamo essere alla moda anche senza inquinare

Il seguente articolo fa parte di un progetto avviato in collaborazione con il prof. Yannick Hamon e con gli studenti di francese sia di triennale che di magistrale. Gli articoli sono stati scritti in lingua francese e tradotti in seguito. Lo scopo è quello di coinvolgere il più possibile anche gli studenti internazionali sulle tematiche di sostenibilità.


Una delle cause principali del cambiamento climatico è l’inquinamento prodotto dal settore della moda. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l'industria della moda è la seconda consumatrice d'acqua ed è responsabile dall’8 al 10% delle emissioni mondiali di carbone. Al giorno d’oggi, molti giovani scendono in piazza a protestare contro il fast fashion. Le lotte ambientali sono soprattutto giovanili perché sono proprio i giovani i primi a capire l’importanza di preservare un pianeta sano per il futuro. Numerose marche di moda approfittano di questa ondata di sensibilità e, tramite molteplici azioni di marketing cambiano la loro immagine, mostrandosi innovative e pronte a diventare sostenibili. Purtroppo, la realtà è ben diversa e la delusione è dietro l’angolo. In questo articolo verranno analizzati i problemi ambientali dell’industria della moda e qualche possibile soluzione.


Greenwashing e fast fashion : un’enorme operazione di marketing


Sembra che il cambiamento climatico e l’inquinamento dell’acqua siano causati dalla scelta delle industrie nei confronti del fast fashion. Marche come Zara o H&M hanno accorciato le loro tempistiche di produzione per proporre ai consumatori dei vestiti sempre pronti all’uso. Al tempo stesso, per mantenere bassi i prezzi, l’uso di energie non rinnovabili e lo sfruttamento dei lavoratori sono all’ordine del giorno. In questi ultimi anni, H&M ha intrapreso delle azioni per iniziare a produrre vestiti a partire dal cotone riciclato. Però, l’autorità Norvegese del consumo - un organismo governativo indipendente - fa notare che l'azienda ha violato la legislazione sulla pubblicità ingannevole, poichè H&M non fornisce ai consumatori le informazioni precise riguardo la sostenibilità dei prodotti classificati come “verdi”. Queste marche di fast fashion si appropriano di certe lotte dei giovani, come quella ecologista o umanitaria, ma purtroppo le sfruttano come strategie di marketing per aumentare il fatturato d’impresa senza effettuare reali cambiamenti interni. Questo processo, conosciuto come Greenwashing, induce i consumatori a credere che ci sia invece un reale cambiamento.


La soluzione : bisogna essere unici.


Sappiamo bene che non è possibile eliminare del tutto il fast fashion, ma i problemi ecologici e sociali sono in netto aumento. Le microplastiche prodotte da questi brand si riversano in gran parte negli oceani, e saranno necessari secoli affinchè si disintegrino. In ogni modo, l’inquinamento non è l’unico problema nel settore della moda, infatti la produzione è relegata quasi esclusivamente ai paesi in via di sviluppo, dove qualsiasi tipo di controllo è inesistente e perciò lo sfruttamento di donne e bambini è onnipresente. Nonostante ciò, sembra che ci sia un cambiamento di mentalità, che fa in modo che una parte della società si stia scoprendo più sensibile alle problematiche generate dal fast fashion, e numerose alternative stanno spopolando, come ad esempio il vintage o lo “slow fashion”. I consumatori devono affrontare la moda come un prodotto funzionale piuttosto che come un divertimentot; ad esempio, comprare vestiti in tessuti biologici, ovviamente è più caro, ma sul lungo periodo è di gran lunga meno caro comprare una maglietta in cotone a 40 euro piuttosto che comprarne una in tessuti sintetici ogni anno per dieci anni pagandola 15 euro. Inoltre, il senso stesso della moda evolve: nelle grandi città i negozi vintage sono sempre più diffusi; se da un lato i rifiuti tessili diminuiscono, allo stesso tempo le persone posso comprare pezzi unici a prezzi abbordabili.


Per concludere, possiamo dunque affermare che il settore della moda inquina il nostro pianeta da decenni, ma grazie alla sensibilità delle nuove generazione, il vintage e l’uso di materiali più ecosostenibili, i consumatori sono più consapevoli. I governi dovrebbero agire concretamente imponendo dei limiti a tali brand per contrastare lo sfruttamento e l’utilizzo di materiali tossici.


Bibliografia


Nicola Davis,https://www.theguardian.com/fashion/2020/apr/07/fast-fashion-speeding-toward-environmental-disaster-report-warns , The Guardian, 7th April 2020.

Rashmila Maiti, https://earth.org/fast-fashions-detrimental-effect-on-the-environment/ , Earth Org, 29th January 2020

Gül Kaner, Green Marketing in Emerging Markets, Pages 203-226, Palgrave Macmillan, 2021

Photo de MART PRODUCTION, Pexels


Keywords


Inquinamento, Moda, Greenwashing, Microplastiche, Vintage, sostenibilità, Fast fashion, Slow Fashion.



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