I frutti della cooperazione tra Italia e Unione Africana


Il seguente articolo fa parte di un progetto avviato in collaborazione con il prof. Yannick Hamon e con gli studenti di francese sia di triennale che di magistrale. Gli articoli sono stati scritti in lingua francese e tradotti in seguito. Lo scopo è quello di coinvolgere il più possibile anche gli studenti internazionali sulle tematiche di sostenibilità.


Nell’aprile del 2021 è stato creato il progetto ENRU per l’elettrificazione rurale nella Repubblica democratica del Congo. Il programma di cooperazione tra la Repubblica democratica del Congo e l’Italia ha portato a un nuovo progetto per l’elettrificazione rurale del paese centrafricano. Si tratta dell'implementazione di un sistema fotovoltaico e idroelettrico collocato nei villaggi di Kashara e Kimomo sull'isola di Idjwi, nella provincia del Kivu meridionale. Il suo obiettivo è la produzione di elettricità con un impatto ambientale minimo e destinata a circa 420 famiglie. Il progetto, realizzato con il partenariato tra l'organizzazione senza scopo di lucro AVSI (Fondazione italiana per la cooperazione allo sviluppo) e le imprese italiane ESI S.p.a. e Engreen, comprende la creazione di una mini rete fotovoltaica e idroelettrica, l'educazione degli imprenditori locali che devono avere la capacità di gestire le attività commerciali e finanziarie che saranno ottenute.


I prezzi dei pannelli solari erano davvero esorbitanti fino a 10 anni fa. Oggi invece, un sistema fotovoltaico costa circa 150-200 euro. Apparentemente la soluzione più pratica è la mini rete, ovvero un sistema di distribuzione dell’energia elettrica fuori dalla rete (indipendente da qualsiasi fornitura di energia elettrica) che comporta la produzione su piccola scala. La mini rete può fornire energia ai villaggi isolati dalle reti energetiche nazionali. I 358 pannelli solari previsti dal progetto hanno lo scopo di fornire elettricità proprio dove essa viene ancora considerata come un bene di lusso, riservata esclusivamente alle persone più fortunate. Per i cittadini residenti nei paesi industrializzati o sviluppati questo è un fenomeno lontano dalle realtà quotidiana.


L’Africa è un continente abitato per il 17% della popolazione mondiale, la quale può accedere solo al 4% dell’energia mondiale, di cui 1% dell’energia solare. Nel 2015, l’Unione Africana ha adottato l’Agenda 2063[1], un piano che punta a creare un ambiente sostenibile e inclusivo e promuovere l’espressione dell’unità, l’autodeterminazione, la libertà, il benessere collettivo promosso dal panafricanismo. Secondo recenti previsioni, l’Africa vedrà un aumento della richiesta energetica nei prossimi 20 anni. Questo è stato provocato anche dalla crescita del numero di famiglie a reddito intermedio. Il progetto deve contribuire da una parte a l’obiettivo nazionale di riduzione del 17% delle emissione dei gas a effetto serra entro il 2030 secondo lo scenario chiamato Business as Usual (BAU) e dall’altro a raggiungere l’obiettivo numero 7 (energia pulita e accessibile) e il 13 (lotta contro il cambiamento climatico) dell’Agenda 2030.


La cooperazione tra Italia e Repubblica Democratica del Congo è stata migliorata durante gli « Incontri con l’Africa », la Conferenza ministeriale organizzata durante gli ultimi anni per incoraggiare le relazioni tra Italia e i paesi dell’UA. L’Italia si è dimostrata una dei principali paesi in supporto dell’investimento diretto all’estero nel continente africano e in particolare nel settore dell’energia e delle infrastrutture. Durante il G20, l’Italia ha ulteriormente espresso la sua volontà nel preservare la stabilità e la solidità create nella cooperazione con i paesi del continente africano che hanno un incremento dell’elettricità del 40% nel periodo tra il 2015 e il 2019 secondo l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili.


Nella regione del rift dell'Africa orientale, l’energia solare ed eolica sono aumentate rispettivamente del 115,7% e del 71,6% per anno (nota documento del MAECI sulla summenzionata Conferenza ministeriale). Le organizzazioni internazionali hanno sottolineato che le energie rinnovabili, di cui l’Africa disporrebbe in enorme quantità, costituiscono un modo per riprendersi dalla crisi dovuta al Covid-19: la decarbonizzazione dell’economia attraverso progetti come ENRU in Congo implementati da società italiane nel posto, potrebbero aiutare a creare nuovi posti di lavoro entro il 2030.


Gli obiettivi discussi durante le riunioni (come la crescita economica e industriale orientata all’energia pulita) influiscono sulla crescita sociale dei paesi africani circa il diritto allo studio e a un lavoro senza rischi. Il settore dell’energia rinnovabile diventa una leva di cooperazione internazionale tra paesi africani e non. Durante gli ultimi anni, i paesi sviluppati hanno riconosciuto un’importante opportunità nel continente africano per quanto riguarda le energie rinnovabili. A proposito, è importantissimo menzionare un altro attore fondamentale nelle relazioni internazionali, soprattutto in materia energetica: la Cina. La Repubblica Popolare Cinese si è messa in prima linea nell’ambito della sostenibilità e della costruzione di infrastrutture. Durante il periodo precedente la pandemia globale di Covid-19, la Cina ha fatto dei passi da gigante per rafforzare ulteriormente i rapporti sino-africani.


Purtroppo, occorre sottolineare che il 44% dell'energia prodotta nell'Africa subsahariana dal 2010 al 2015 grazie agli investimenti cinesi proviene dall'utilizzo di fonti energetiche tradizionali e inquinanti (come carbone, petrolio, gas). Questa è una delle ragioni per cui la comunità internazionale non può propriamente riconoscere la Cina come la nuova promotrice dell'energia sostenibile dell'Africa. In realtà, i paesi sviluppati non hanno buone intenzioni. Al contrario, sono anche attratti dalla gigantesca ricchezza delle materie prime dell'Africa, uno dei motivi principali per cui hanno saccheggiato i paesi africani per secoli.


La strada da percorrere è lunga e tortuosa. Per realizzare gli obiettivi concordati a livello internazionale, le istituzioni dovrebbero mettere da parte i possibili vantaggi a breve termine e preferire piuttosto praticare le soluzioni di cui si parla da anni: Ciò significa cambiare drasticamente l'economia tenendo conto del nostro impatto sull'ambiente e sulla società che lasceremo alle generazioni future.



[1] https://au.int/en/agenda2063/overview

[2]https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/10/concept_incontri_con_l_africa.ita_30_sept_2021_def.def.pdf



Link utili:


https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2018/09/30/investimenti-energetici-cinesi-africa-promesse-realta/

https://www.africarivista.it/africa-il-boom-del-fotovoltaico-tra-risultati-acquisiti-e-sfide-aperte/130363/

https://aspeniaonline.it/la-transizione-energetica-dellafrica-tra-sfide-demografiche-ed-energia-pulit

https://www.ruralelec.org/news-from-are/are-members-avsi-engreen-supplies-420-households-renewable-energy-drc

https://bkinfos.net/news/sud-kivu-idjwi-sud-420-menages-de-kimomo-et-kashara-alimentes-en-energie-renouvelable/#.YieIU3rMLIX






106 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti